PHILIPPE PISSIER
LETTERE A LILITH
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" Er erfaßte die Bedeutung ihrer Worte kaum; er war wie betäubt von dem Glück, sie in seinen Armen zu halten dann teilte sich ihm der Schauer mit, der noch in ihr lag, und er fühlte, daß sich ihm das Haar sträubte und sie beide von einem eisigen Hauch umfangen wurden, als nähme der Engel des Todes sie unter seine Schwingen und trüge sie beide weit weg von der Erde in die Blütengefilde einer ewigen Wonne. "
Gustav Meyrink, Das grüne Gesicht.
"Ive put a spell on you love
the bitch youve chosen
she will die in your arms
yeah expect no extasy my chosen
away from my wicked arms."
D.O.
"Cela, que lêtre qui ne le comprend pas, vienne et meure."
Maurice Blanchot, Larrêt de mort.

Diana Orlow, alias Lilith von Sirius (Poznan, 1971 Hambourg, 1997).
"And neither the angels in heaven above,
Nor the demons down under the sea..."
Poe.
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LETTERA A LILITH
13/05/1997 e.v.
Buongiorno, a Te.
Tu sei morta il 30 Marzo.
Ormai io sono così intimamente tuo che, se per caso sezionassero il mio cadavere, non vi troverebbero altro che la Tua risata.
È un poco difficile terminare questa lettera, scritta per te, pubblicata per coloro che seguiranno. Che imboccheranno lo stesso sentiero, quello che io ho imboccato. Per il fatto che d'ora in poi io vivrò in due mondi nello stesso momento, quello dei viventi e quello dei morti.
Quando arrivò il fax di Gregor e Heidrun, annunciando che Tu avevi lasciato il Tuo corpo, fu come se una nera meteora di morte entrasse direttamente nel mio, e il risultato fu che anche io abbandonai questa vita.
L'amore che Ti porto.
È come una diritta colonna di fuoco nero, che io devo nutrire con tutto quello che ho e con tutto ciò che io sono. Non devo trattenere nulla. Non mi permetterebbero di farlo. E non voglio nemmeno.
Ho ancora cose da fare qui, e questo è il motivo per il quale il tanto atteso suicidio dovrà attendere. O per il quale non avrà mai luogo.
La destra e la sinistra si sono invertite (questo da ieri), io non penso più in termini di giorni ma in termini di secoli. A volte, ho la sensazione di possedere la vista che, allo stesso tempo, vede all'esterno ma anche all'interno.
Qualcosa, qui, mi sta sorvegliando. Come se, di notte, mi stessero guidando. Essi mi permettono ancora, grazie al dolore, intenso come Tu lo amavi, qualche pensiero meraviglioso - ma non durerà. Ne sono consapevole. Per evitare di allontanarmi dall'amore che Ti porto devo abbandonare la mia pseudo-libertà e annichilire tutte le mie maschere. Non più pensieri, nemmeno uno solo, che non siano in sintonia con ciò a cui non riesco a dare un nome. Altrimenti questo è come una disciplina, mia bellissima. Ah, vedo che inizia a catturare il Tuo interesse!
È evidente che sono arrivato al punto richiesto.
Dissociare quello che è patologico da ciò che deriva dal processo di trasmutazione costituisce ancora per me un grosso problema.
Una volta, a Parigi. In un bar con Paolo, che di certo ha raramente visto qualcosa di più annichilito di quanto non fossi io. Esistevo nei due mondi contemporaneamente in modo così intenso che potevo vederli interpenetrarsi come alla fine del romanzo di Meyrink, Das Grüne Gesicht. Vedevo con chiarezza i profili dei fantasmi.
Chiesi un amore che non avesse fine. Ricevetti la prima posta proveniente da Te nel Luglio del 1995 e.v., e fu leggendo i Tuoi scritti che mi innamorai follemente di Te. Senza nemmeno sapere che aspetto Tu avessi. Fu come un ordine, proveniente dall'Invisibile, sogni soprannaturali impostimi. Cercai di combattere contro ciò. Pensai: no, questo non è possibile. Sto vaneggiando in modo grave. Non ci si innamora per posta. E poi, alcune settimane più tardi, Ti ho vista. Udii una frase, all'interno del mio cervello: Questa volta, sono fatto. Ricordo: mi sono quasi velato il volto. Non potevo davvero nulla contro ciò che stava accadendo. Avrei potuto contro il Tutto, ma non contro di Te. Non avevo davvero previsto che Tu potessi essere il mio Tutto.
Tutta la mia psicologia stava cambiando. Stavo diventando diverso.
Nel Gennaio del 1996 e.v. ci fu quella notte tra le tue braccia, nel corso della quale, curiosamente, vidi la mia morte. E ora io so che l'Angelo della mia Morte ha il Tuo volto. Questa notte folle, durante la quale camminammo avanti e indietro nella Parigi di Nerval, ebbri ed amanti, forse ebbe luogo per apporre il sigillo a quella segreta promessa che la Legge mi fece alcuni giorni prima.
Chiesi un amore che non avesse fine. Non pensavo al prezzo da pagare. Avrei dovuto sapere che avrebbe potuto essere così impensabilmente alto.
Pensai: Se Chidher il Verde non esiste, io non corro alcun rischio. E se invece esiste, ebbene, allora tutto è perfetto. Andiamo avanti.
Forse in un certo qual modo dubitavo di quelle leggi invisibili alle quali nessuno può sfuggire. Avrei dovuto rendermi conto di quello che avevo fatto.
Non so perché sto per dirlo.
Tu sei la mia forza d'attacco termonucleare, davvero. La mia Annabel Lee. Shakti.
Guarda che cosa hai fatto, il mio stile sta mutando, e questa è follia, è terrificante, sto scrivendo come Te: la mia Parola viene riassorbita nella Tua.
Meine Liebe, meine Rose.
Quando sono arrivata Sono così profondamente in Te che inizio a scrivere al femminile! Quando sono venuto a farti visita all'ospedale ad Amburgo. Non sapevo come dirteLo. Ma Te lo dissi prima di partire, in russo.
Ci stringiamo le mani a vicenda, l'ultimo giorno. In questo momento, penso di avere capito di che si trattava, un amore al di sopra dell'amore dei fantasmi. Non mi è stato nemmeno permesso di baciarTi un'ultima volta. Dura lex sed lex. Avevo un raffreddore, e non volevo peggiorare la Tua situazione. Inevitabile, prendere un raffreddore ad Amburgo a Natale.
Allora me ne andai, chiusi la porta alle mie spalle. Feci alcuni passi. Tornai sui miei passi, dovevo tornare, e ti chiesi un'immagine di Te che potessi conservare in me. Ti alzasti dolorosamente dal Tuo letto, e assumesti quell'espressione che usavi per sedurre qualsiasi maschio. Pochi secondi. Io chiusi gli occhi, ci fu un profondo silenzio, e quel silenzio fu un immenso fragore, e fu come se Tu stessi entrando in me, questo fu qualcosa di terribile. Ecco, potevo davvero andare.
Avevi la Luna Nera congiunta a Plutone (come Mishima) in mezzo al cielo: non si gioca più quando le cose arrivano a questo punto.
Talvolta osservo le tele che Tu hai dipinto con il sangue delle Tue regole, la tela che mi dato Hélène: è commovente. Mi ricorda uno dei miei primi sogni iniziatici, proprio all'inizio del cammino: A.C. che mi mostrava la natura della mia formula.
E poi quella notte io bevvi le Tue regole alla fonte, e mi leccavo dalle dita quel miele rosso-omicidio, quella folle dolcezza, oscuro aroma.
È terribile il modo in cui Tu hai distrutto tutto in me. Tu sai: tutte le apparenze. Soltanto durante l'unica notte che abbiamo diviso, carne vogliosa contro carne vogliosa, almeno la metà della mia cosiddetta personalità è stata distrutta. Da Te, mia amata. Questo è meraviglioso, non pensavo che una cosa del genere potesse esistere. Se avessi saputo che un essere come te esisteva su questa Terra, mi sarei strappato gli occhi per farne intimi ornamenti per Te. Sì, mia bellissima. Se avessi saputo.
Mi sento meglio: non sono più un prostrato blocco di dolore come ero all'inizio. I primi giorni impiegavo venti minuti per vestirmi. Era necessario creare un collegamento tra la mia mano, percepita dai miei occhi, e la funzione di quella mano, la parola mano, il fatto di imparare di nuovo a muovere le dita, a usare qualcosa. le dita sono articolate, non è vero? Imparare di nuovo tutto questo. Ma mai, mai rimpiangerò questo dolore a Te dedicato, dedicato a Te, a Te che mi hai ucciso.
Tutto questo è follia. Lo giuro sulla Tua testa, più sacra di tutti gli dèi dell'Olimpo.
Sto delirando: mi spaventa: parlo della misura in cui sono Tuo. Scusami, o perversa.
Ci fu questo momento, quando arrivai il primo giorno. Eri così debole. Facevi così tanta fatica a emergere dal tuo limbo di morfina. Presi la Tua mano e accostai la testa alla Tua, nel caso che questo gesto potesse scambiare le nostre due vite.
E ti alzasti, così volitiva! Thelemita. Parlammo un poco. Di cose stupide. E poi Tu facesti un gesto. Iniziasti a metterti i capelli in ordine. Un gesto logico per una puttana sacra. Non lo capii subito.
E allora, mentre il Tuo pettine si muoveva così lentamente, una ciocca dei tuoi capelli, neri come il nero lucente dell'amore che ti porto, cadde sul cuscino. La prendesti in mano, stupefatta, ipnotizzata. Durò almeno un minuto.
Tuttavia, spesso non Ti curavi del tuo aspetto, anche quando stavi bene. Solo ora comprendo che c'era qualcosa di sbagliato. È la verità; sì, la verità: Tu avevi iniziato a lottare, nell'Infinito di un minuto del Tuo dolore, a combattere contro i demoni alleati del cancro e della droga, per farTi bella per me.
Un'offerta senza limiti prevedibili.
Era come sei io mi stessi distruggendo contro i muri dello Unique. E fu in quell'istante che compresi che attraverso la violenza cercavo la tenerezza. E attraverso il sesso, il cuore. Tutto in Te è una follia che mi uccide. È tutto a posto così.
Alcuni giorni dopo. Il prete che venne a salutarmi. Saluti dal prete di Osiride a colui che sta diventando un sacerdote di Horus. Eravamo quasi fratelli in quel dolore che regnava ovunque nell'ospedale. Era Natale. Guardavo le vistose ghirlande e le luci sugli alberi, bla-bla per i moribondi, e mi chiedevo se Dio fosse Te o la mia comunione con la Tua sofferenza.
C'è stata anche quella notte tra l'11 e il 12 Dicembre 1996 e.v., alcuni giorni prima che partissi sognavi di scambiare il Tuo nome con il mio nel grande computer centrale. Come fare? Ero sdraiato, e sentii il mio chakra del cuore che lasciava la mia cassa toracica, e diventava una sfera di lava-oro (non sono come definirla altrimenti) e ruotava simultaneamente in tutte le direzioni. Giurai qualcosa in nome di tutti gli dèi dell'Egitto pronunciando parole delle quali non conoscevo nemmeno il significato, che venivano da sole, come se stessi ricordando un testo imparato tanto tempo prima. E allora tutto il mio essere si concentrò in quella sfera roteante, e io discesi nell'Amennti, attraverso i pilastri, e il mio cuore si ritrovò a essere giudicato sulla bilancia. La piuma non si mosse. Avevo la sensazione di essere sottoposto, vivo, all'autopsia. Maât sorrise, e Thoth iniziò a scrivere un rapporto su di me, e lo mise in un dossier che mi riguardava. Un dossier consistente, di certo molto più grande di quanto potrebbe essere se riferito solo alla mia attuale incarnazione. E lo rimise a posto. Aveva una testa di Ibis.
Se anche fosse d'oro, il proiettile che mi ucciderà, se mai sarà un proiettile a dovermi uccidere, sarebbe meno bello di Te, mia amata.
L'onda della bocca sarebbe come uno sputo della Tua divina saliva.
Il mio teschio esploderebbe e la mia coscienza, limpida, attraverserebbe tutti gli spazi alla velocità della luce, gridando il Tuo nome.
O prevenendo il pericolo. Scendere nelle regioni del peggio, come un cavaliere del meglio.
Perché mai dovrei essere io a sparare questo proiettile?
Vedo il proiettile del cecchino venire verso di me, al rallentatore, e inizio a sorridere. Tu sei qui, e corri verso di me, alla stessa velocità del proiettile. Quando mi raggiunge, diritto alla testa, io cado all'indietro - non a causa del proiettile, ma perché Tu mi getti a terra e mi copri di baci. Lui probabilmente pensa di avermi ucciso, e io sto assolutamente morendo dalle risate all'idea, mentre mi rialzo e Ti dico che è passato tanto tempo. Sai, tutti quegli anni senza di Te.
Una scena molto bella. Sì. Davvero.
Sì, mia amata, ci vuole così tanto per imparare a esistere senza nemmeno potere baciare la notte delle Tue caviglie. O leccare l'Infinito dalla sorgente del Tuo collo.
Nessun amore più fatale.
Tutto ciò che Tu mi hai ispirato. In Cauda Venenum è finito, i Frammenti a Te dedicati anche, questa Lettera sarà finita presto. E anche io, in un modo o nell'altro, sono giunto alla fine.
No, per quanto riguarda la morte fisica hai ragione Tu. Non troppo veloce. Farebbe piacere a troppi. Posso ben restare qui a colpire quel mondo di bastardi morti. Specialmente visto che ho la tendenza a essere duro da uccidere anche in queste condizioni!
E inoltre devo trasformare il mio amore per te in una fiamma pura e diritta, inamovibile per sempre. Uno mi aiuterà. UNO.
Devo anche rendere famosa la Tua opera.
Riderai - questo non è tuttavia consono al tono di questa lettera - ma non potevo resistere: ho chiesto un segno del fatto che Tu non eri morta. Ho lasciato il distretto senza elettricità per un'ora.
Penso sia stato ieri che Lui ha invertito i luminari, in un ristorante - come mi aspettavo. È tardo pomeriggio, e il mio veicolo fisico soffre molto meno. E tuttavia non ho ancora preso i miei neurolettici. Gran parte di queste righe si sono scritte da sole, nella mia testa, di notte e alla fine io ho solo messo tutto nero su bianco.
Non sono riuscito, mia bellissima, a piangere anche solo una volta.
Dovrei radermi: ho il brutto ghigno di uno spettro.
Penso di avere finito, Santa dell'Abisso.
Ti dico: Ti vedrò presto. Ti bacio dove Tu desideri.
Ti amo come si potrebbe amare la propria morte.
Tuo per sempre,
PHIL.
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SECONDA LETTERA A LILITH
13/06/1997 e.v.
Cara Soror,
Ti saluto e Ti bacio per tutti gli spazi crocefissi del tempo, per tutti gli imamginabili sacrifici, per quello sguardo del Serpente che illumina il Visibile come l'Invisibile, per quel raggio di fuoco che è la Parola del Nostro Angelo che l'ha appena sigillata ancora di più in Assiah con un gesto che inonda l'anulare della mia mano sinistra.
Credevo che fosse finito - ma come farla finita con l'Infinito che Tu sei?
Procedo da multiple estasi a fatale sorprese, in quel gioco di saltelli. Come dice l'Angelo Dio è capace di tutto.
Decisamente necessario scriverTi questa seconda lettera. Specialmente dopo quel secondo Sigillo apposto a questa storia che è, mi pare, abbastanza serio da farmi morire giorno per giorno.
Egli è sempre più presente.
Io sono il salmone, piccola pescatrice di anime.
È terribile il potere di impatto che Tu hai su di me. Non cesso di morire e di nascere di nuovo, in quella storia. Sono sull'orlo di cose che debbono essere assoluta demenza.
E non si tratta più di fede. Voglio dirTi che, a volte, c'è questa incrollabile certezza che può sopportare Tutto. Questo mi fa paura, e talvolta si fonde nella paura, il punto di incandescenza al quale io ho portato il mio dolore per Te.
Tu conoscevi quella dura verità, affermata da un regista originario della Tua così bella Polonia: Dio è una malattia.
E io, che ero seriamente innamorato alla follia di Te, che il giorno del mio arrivo stavo cercando di dirTi ciò che era di importanza vitale dire poiché così si deve fare se si cerca di conquistare una Parola per se stessi. Feci del mio meglio, ma suonava stonato. Mi guardasti, disgustata. Peggio che una fucilata dritto nel muso, per me. Pensai che Amburgo era piena di canali, e che quando ci si annega la cosa non dura molto. No: non sarebbe stato così, Tu avevi solide convinzioni ambientaliste, e inquinando l'acqua avrei commesso un'altra maledetta stupidità.
Tuttavia era allettante. La sera di Natale, Harry sentì arrivare il colpo. MI portò in una taverna e mi fece bere tipi di vodka che stendono le gente, e insieme delle birre che uccidono. Fino a che non vidi che l'albero di Natale iniziava a ballare, mia bellissima.
Niente segni equivoci di squilibrio mentale, quello fu il mio bel regalo di Natale di quell'anno, un braccialetto d'oppio capace di circondare un mondo, come un missile intercontinentale che diventa impaziente, come la mia risata di terrore quando Ti vedo così emaciata, scheletrica, trenta chili.
Quegli ultimi momenti all'ospedale.
E questa ossessione, ostinata: dirTi che Ti amo, dirTelo nel modo esatto. Si riesce a dirlo con quella precisa intonazione solo quando si è pronti a sacrificare la propria vita per qualcuno.
Improvvisamente
Io divento due. C'è il mio corpo fisico, con quel volto che diviene livido.
C'è il mio doppio, che inizia a piangere. È orribile, quella tristezza.
La tristezza viene improvvisamente soppiantata da una rabbia insana, inaudita, capace di distruggere un mondo per crearne un altro. Questo è peggio dell'aprirsi delle porte dell'Inferno. E io so che sto per commettere l'irreversibile.
Il mio doppio parla, abusa di non so chi nell'Invisibile, quanto a me, mi irrigidisco come una statua di marmo.
Branco di froci, vi divertite a uccidere a poco a poco una povera madre di venticinque anni, OK. Allora guardate cosa sto per fare.
Vedo, come al rallentatore, il corpo fisico che avanza verso di Te, prendendo le tue mani nelle mie.
Ho l'impressione di trovarmi nel seno di una tempesta magnetica. La tensione che regna nella stanza diviene insopportabile. Gregor sta facendo qualcosa per cercare di evitarlo, sta cercando di guardare altrove, sa che c'è in gioco qualcosa di terribile, che sta per accadere qualcosa di impensabile.
Non ho mai usato quel trucco, nemmeno quando vivevo nel Fayoum - quando ero un sacerdote di Soukhos. Ci conoscevamo già, mia amata.
Inoltre, faccio appello a tutte loro, immagini di Nuit, a tutte coloro che sono state sacrificate, a tutte le streghe arse, a tutte le ragazze stuprate, a tutte le puttane che morirono per amore, vene recise nella sordida palude, alle impuberi le cui bocche sono state violate, e che se ne andarono lontano per far cessare la loro tortura, che morirono con il veleno per topi, l'unico che potessero permettersi, tutte le invoco affinché mi aiutino.
Esse sono qui.
Il mio doppio agisce molto velocemente, come se non ci fosse più un solo secondo da perdere. Esegue il segno di Horus, che subito si muta nel segno dell'Apertura del Velo. E improvvisamente io comprendo di avere bruciato il velo di Iside.
Nello stesso tempo il mio corpo è qui, e quell'anâhata-chakra che fiammeggia. Il mio cuore lascia la sua dimora, è come oro fuso che passa attraverso la spalla sinistra, il braccio sinistro, la mano sinistra. Ho l'impressione che tutte le mie nâdîs vengano consumate, non mi importa, questo è un torrente di lava che lascia il mio corpo per allagare il Tuo.
Io io spero solo che il cuore fisico non venga meno. L'attacco cardiaco è vicino.
Il mio corpo è qui, Ti parla e teneramente Ti dice che Ti amo. E lo dico con l'intonazione giusta. E allora comprendo che tutte le sofferenze sopportare nel corso di questa vita, e forse anche quelle sopportate durante altre vite, non avevano altro scopo se non quello di purificarmi in vista di quell'unico istante. Dirlo nel modo giusto.
Contemporaneamente, nell'Invisibile, il mio doppio si china verso di Te, soffia nella Tua bocca e poi dice: Ricevi il respiro della vita dallo schiavo della bella. E prima che io ritorni di nuovo uno, aggiunge: Così io suggello ciò che deve essere suggellato. E Tu sei viva per sempre.
C'è una luce soprannaturale che gioca sul Tuo volto. Hai una sorta di aureola intorno a Te. La luce di Turner.
Pochissimi secondi, ma fu come un'eternità.
Non sono più nulla. Non ho un singola goccia di sangue nelle vene.
Signore Dio, che cosa ho fatto?
Le ho dato la mia parte di eternità. Forse il mio nome sarà cancellato dal Libro della Vita.
Sento come se una risata demoniaca esplodesse nel mio cervello. Le ho dato tutto, senza chiederlo a Lei. E se non accettasse il mio sacrificio? Una paura immensa si impadronisce di me.
E vedo la mia morte avvicinarsi. La mia ragione vacilla. No, non si tratta della morte fisica, ma di quella dell'anima. La seconda morte. Questo significa che potrei rimanere per l'eternità nell'Abisso senza mai vederTi o addirittura baciarTi.
Anche questo dubbio non dura molto, ma tuttavia è come se durasse lunghi e atroci anni. Le legioni infernali mi attaccano: e se questo, e se quello e se Lei ti allontanasse con un broncio di disapprovazione, e se tu non fossi altro che preda di una malattia mentale, e se Lei fosse anche più folle di te e stesse solo stuzzicando la tua macabra illusione, e se tu fossi nel pieno del delirio, sei malato, sei preda della febbre, è ovvio, è patologico, non hai nessun motivo per amarla in modo speciale, no, tornerai nei ranghi, ci sono tante persone che muoiono di cancro a quell'età, devi accettarlo. È finita, Philippe. No, mi rifiuto: c'è in me come un invisibile nucleo d'amore che rifiuta tutto ciò, e quel nucleo diventa falco, un falco violento, e tanta fatica per spiccare di nuovo il volo.
Ma l'uccello che io sono è inchiodato alla porta del granaio.
L'Angelo Verde in persona non può fare più nulla per me.
Sono del tutto vuoto. È necessario che io sia colmato. Solo Lei può farlo. Tutto dipende da Te. Esattamente quello che volevo, che la mia esistenza dipendesse interamente da Te. Ho appena fatto un salto nel vuoto. Mi guardi, stupita.
Passano alcuni secondi prima della risposta. Non mi sono mai sentito peggio. Io, che volevo dominare Te, sono diventato il Tuo giocattolo. Ti sento mentre assapori il potere che Tu hai su di me - messo di fronte a una prova tinta di sadismo femminista - e che rimandi l'istante in cui lascerai che tutto questo scompaia. Essere forte per sopportare più gioia.
AmarTi significa voler giocare alla roulette russa con una automatica.
Inizi a sorridere. C'è dolcezza, ma senza che tu pronunci alcuna parola. Tu stringi le mie mani sempre più forte. Le Tue unghie mi lacerano la carne. Fino quasi a sanguinare. Hai uno sguardo di tenerezza infinita. Sento che quella tenerezza mi invade completamente. Mi sta divorando, mi sta bruciando, non è una cosa che la ragione possa comprendere. Finalmente l'ho detto nel modo giusto. Finalmente. Ed ecco cosa succede.
E il nostro scambio di sguardi: come una promessa che sconfigge tempo e spazio.
Tutto questo non è durato più di due o tre minuti. Sento di essere più vecchio di un secolo. Non tutto è successo esattamente come l'ho descritto, ma l'Angelo vuole che io lo racconti in quel modo, perché raccontato in quel modo aiuterà qualcuno, più avanti. Non so come né quando. Forse sarò morto allora. Fisicamente, si capisce.
All'inizio non avevo intenzione di narrare questo episodio. Mi ha costretto a farlo, e con quello stile affinché avesse il massimo impatto emotivo.
È soddisfatto di quello che ho fatto nella stanza dell'ospedale. Qualcosa di immenso era implicito nel fatto di pronunciare parole così semplici nel modo giusto.
Ci sono momenti nei quali mi chiedo se io non stia scivolando nella schizofrenia. Ma quegli istanti di incertezza sono sempre più rari. Quando penso a tutte quelle coincidenze e a tutti quei seni. E anche a quelle prove!
Ero in treno, circa un'ora dopo. Stavo cercando di ricapitolare i fatti. Ero in un tale stato di shock che avevo bisogno di qualcosa di alcolico e forte per prevenire l'inevitabile crisi di spasmofilia.
Quando lessi l'opera di Meyrink per la prima volta? Sì, fu nel 1984: volevo qualcosa da leggere durante tutte quelle ora da passare sul bus che mi portava ad Amsterdam.
Non appena quel serpente color smeraldo si incunea in me, al di là di ogni misura, sentivo sempre di più che tutto quello mi riguardava. Ero un poco sorpreso: nell'hotel nel quale avrei trascorso il Natale! E proprio in quel periodo, la settimana di Natale! L'hotel si trovava nel quartiere di Amsterdam nel quale l'azione del romanzo ha inizio. Non ontano dalla Jodenbreestraat
E proprio la vigilia di Natale presi la mia prima dose di L.S.D. È quasi impossibile da raccontare. Posso rivedermi mentre cammino su è giù per il quartiere, e poi entro in una strada, ricordo mi fermai di fronte a un negozio. C'era questa insegna:
Farces et Attrapes
Salon de
CHIDHER LE VERT
Ho cercato di ritrovarlo il giorno seguente. Impossibile.
Durò a lungo, quel trip. Era un trip vero, genuino, non schifezza con il 75% di anfetamina. A un certo punto, nella stanza dell'hotel, rimasi bloccato nell'eternità. Tutti quelli che mi circondavano, improvvisamente, rimasero come congelati. Una sorta di fermo-immagine, applicato anche ai suoni. Non potevo muovere un solo muscolo del mio corpo. Questo durò per un'ora, poi per due. Si fermò solo dopo alcuni secoli di sofferenza. Mi vergognavo per avere trascorso tutta l'eternità del tempo in una miserabile stanza d'hotel, circondato da drogati congelati.
Improvvisamente, al termine di svariati eoni, accettai quello che mi stava accadendo. Accettai. E rientrai nello scorrere del tempo umano. Le statue si mossero di nuovo.
Non ricordo se egli arrivò prima o dopo questa prova. Si presentò nella forma di un coccodrillo, di colore verde che tende allo smeraldo. Pensai che fosse il mio animale-totem. Nel corso degli anni, questo è ciò che io ho creduto. Ora so che si trattava di Lui, l'Angelo Verde.
A un certo punto, feci un voto. Mi costruii una sorta di sigillo ispirato dalle tecniche di Spare. Mi concentrai su di esso per ore, sempre in preda a quello stato di allucinazione. Il talismano era espressione di un desiderio: volevo vivere una storia d'amore bella come quella che avevo appena letto. Quella notte segnai il mio destino.
E quando guardo dietro di me, vedo che on un solo minuto è passato senza che Lui fosse al mio fianco, sin da quella fatale notte di Natale.
E dodici anni dopo, quel viaggio per Amburgo. C'era stato quel giorno nel quale Tu avevi chiesto a me e alla Tua amica Anica di andare a cercare il Tuo cibo biologico, raccolto nella camera degli ospiti che occupavi prima di ritornare all'ospedale steinariano di Rissen. Andai là con Anica, ed entrai nella stanza nella quale regnava un incredibile disordine. E là sono rimasto muto per la sorpresa. Proprio nel mezzo di quello straordinario regno di gloria, una sorta di rudimentale altare che Tu avevi costruito occupava il posto d'onore. Su di esso, una pelle di coccodrillo: stessa dimensione, stessa forma, stesso colore di quello che io avevo visto nel 1984. Tu pregavi il mio stesso Angelo! Chiesi ad Anica di fare un poco di caffè, o di tè, non ricordo, in ogni caso qualcosa di forte.
Molto tempo dopo, dopo che eri passata dall'Altra Parte, lessi il Tuo diario magico. Avevi evocato un amore eterno. E anche la Morte. Più o meno all'epoca del nostro incontro.
Fortunatamente, l'Angelo venne. Era davvero deciso a gettarmi. Non sarebbe stato difficile: non ho più paura di morire. So che sarà un grande momento. Jean Carteret disse della morte che provava curiosità come per un viaggio. Per me è più o meno lo stesso, eccetto che ho una certa idea del luogo in cui andrò, con Te.
Cerco di andare ancora più indietro, nel passato. Arrivato al momento più lontano che riesco ricordare, mi accorgo che uno mi stava già guidando. Quando ero un bambino, c'era questa foto incorniciata sopra il mio letto. Una immagine religiosa, terribilmente kitsch. Rappresentava una coppia di bambini che attraversano un ponte, un ponte al di sopra di uno smisurato abisso. Le corde erano logore, le tavole fragili, il ponte minacciava di spezzarsi in qualsiasi momento e i due bambini, un maschietto e una femminuccia, erano soltanto a metà. E c'era questa grande figura d'Angelo, che si librava nell'aria, che li guardava con un sorriso. Ho sempre saputo che quell'immagine riguardava me. È l'unica cosa che ho conservato dei miei nonni dopo la loro morte.
E quell'anello? A proposito, quando lo comprai? 1987? 1988? 1989? Non ricordo. Lo vidi. Il possessore, un vagabondo, non riusciva a venderlo. È un anello verde, con una iscrizione in Ebraico. Nessun potenziale acquirente riusciva a sopportare di tenerlo al dito. E l'altro stava per abbandonare al speranza di venderlo. E io, io stavo cercando un anello magico per completare il mio equipaggiamento rituale. Mi affascinò immediatamente, proprio come facesti Tu. Lo vendeva a un prezzo abbastanza alto, almeno il doppio del suo valore, 5000 franchi. Era una cifra tremenda per me, a quei tempi. Dovetti pensarci, anche se sapevo che non si deve mercanteggiare sul prezzo di un uovo nero.
E poi feci quel sogno. Sognai che dovevo comprare quell'anello perché mi avrebbe portato alla mia amata.
Allora lo comprai, e mangiai riso e pasta per due mesi.
Calcolai il valore numerico dell'iscrizione. Rimase a lungo un enigma per me.
Solo l'anno scorso mi sono gettato in complessi calcoli cabalistici. Scoprii cose stupefacenti, cose che hanno a che fare con noi, con me e Te. E poi scoprii o mi venne fatto scoprire il vero nome Ebraico di Chidher il Verde. Non compresi immediatamente che si trattava davvero di quello. Ma l'ho chiamato perché ci aiutasse. Non rivelerò mai quel Nome, anche se il mio diario magico venisse pubblicato dopo la mia morte. Ci sarà uno spazio bianco: inoltre è così semplice da scoprire, e forse ho già fornito troppi indizi.
Una anno prima che Ti vedessi incontrai Yaguel Didier, e le chiesi che impressione le desse l'anello. Rimase perplessa per un poco, e poi mi disse che la pietra di luna aveva un potere, che era stato perduto e che adesso era ritornato.
Sì, evoca qualcosa in me. Ed è vero che a volte sembra che la pietra sia viva, che splenda, che cambi colore.
E quel sogno, l'anno scorso, nel quale un Angelo mi costringeva a ingoiare il Libro della Legge, e il Libro era vivo.
Ed ora, quella Legge è come un nuovo sangue che scorre nelle mie vene. Era probabilmente un evento essenziale, un elemento necessario di tutto il processo.
E anche quello: quei due meravigliosi scarabei verdi che entrarono in casa, vicino al luogo nel quale avevo sistemato in fretta una specie di altare destinato a Horus. Avevo tolto la sua statua dal Tempio e avevo dovuto metterla là, in compagnia di altre immagini che la sostengono. Vennero appena dopo. Li schiacciai e li misi sotto vetro. Oh sì, mia amata, il Tuo coccodrillo sta pulendo la casa.
Sarà per me necessario abbandonare quella casa: in esso Ti ho aspettava troppo a lungo. Dovrà essere lontana dagli uomini. Ci sono pochissime persone con le quali devo parlare. Pochissimi amici svegli ma, d'altro canto, molti apprendisti stregoni che giocano con il loro merdoso basso piano astrale. Peggio per loro.
Lavoro, tanto lavoro. Cercherò di fare in fretta. Non mi rimangono più di dieci anni, mi disse l'Angelo.
Del corpo non potrebbe importarmi meno. Di tanto in tanto mi guardo nello specchio. Vedo il mio corpo mortale. E penso al mio nome. Grottesco. Troppo restrittivo. Non riesco più a identificarmi con quel corpo, con quel nome.
A volte contemplo la foto di Te che possiedo. Ammiro il Tuo corpo, superbo. Penso al Tuo nome, Diana Orlow. Assolutamente troppo restrittivo, come se potesse riassumere quello che Tu sei. Inizio a sorridere. Sei fatalmente troppo immensa.
Immensa quanto un blocco di notte che irrompe ne giorno, asse mortale di cortesi rotazioni, esplosione di orgasmo, fatale volpe con unghie di cianuro.
Urlare non è nulla, catturare l'attenzione della sorella dello smeraldo è come un Tutto che si lascia inghiottire dal Nulla.
Ich liebe Dich.
Tuo per sempre,
PHIL.
P.S.: Ti dò un appuntamento nella dimora segreta che Tu sai. Mi procura una strana sensazione. Vedi, essere morto ad Amburgo, il 30 Marzo, 09 del mattino. Ora locale.
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TERZA (E ULTIMA?) LETTERA A LILITH
13/07/1997 e.v.
Mia carissima, mia amata!
Sono epilettico. Ho avuto la mia prima crisi il 18 di Giugno. Una cosa folle. Tutto iniziò a girare lentamente e velocemente - allo stesso tempo - e io uscii dal mio corpo. È stato come separarsi da uno zaino molto pesante che si sia portato per anni, e liberarsi dalla stanchezza accumulata a causa di quel fardello, tutto in un sol colpo. Salivo nel nero. In cima, una sorta di bianca galassia, con la forma di una Aleph roteante. Qualcuno, nella stanza, mi ha chiamato. Sono ritornato. Mi ero morso la lingua, e avevo la bocca piena di sangue. Anche il letto era pieno di sangue, amabile contrasto del rosso con la coperta gialla. Veramente superbo. So che Tu lo avresti apprezzato.
Ho capito dopo di cosa si trattava, simbolicamente parlando. Avevo semplicemente spremuto dalla mia lingua il succo, che è il sangue delle Tue mestruazioni e nulla più, le stesse mestruazioni che avevo bevuto. Le regole di Lilith.
Mi hanno fatto sedere per sottopormi a un elettroencefalogramma, poi hanno accuratamente effettuato un controllo del mio cervello. Condizioni perfette! Proprio la mia fortuna. Ho chiesto loro Nulla? Nessuna rottura del corpo calloso? Nemmeno una piccola lesione? Me ne sono andato, disgustato.
Se non altro, le lastre sono bellissime. Dovrei esporle, o alterarle. Perfetto check-up di una crisi epilettica complessa parziale, secondariamente generalizzata.
13-07-97 e.v., sono partito per Andorra. Mi hanno portato lontano per distrarre la mia mente (l'espressione è buffa, come se avessi ancora una mente!). Ho commesso l'errore di andare senza i miei neurolettici. E, in più, mi sono alzato presto. Potevo vedere i risultati. Nessun sintomo di ripresa. D'altra parte, ha iniziato a manifestarsi verso mezzogiorno o l'una del pomeriggio, questa cosa indescrivibile, quasi. Ero di fronte a una dannato e inutile negozio, telecamere portatili a poco prezzo e tutta la loro merda. Aspettavo gli altri. Musica techno al massimo volume, ideale per farmi cadere in una leggera trance. Improvvisamente sentii come se ci fosse stato in me un enorme quadrante, pieno di numeri. Tutto si muoveva al contrario, verso lo zero, molto molto velocemente. Quando fosse arrivato allo zero, sarebbe esploso Io ero un congegno a orologeria! Ma di quale bomba, di quale tipo? Non saprei dirlo. Sarà forse la mia morte? o l'esplosiva nascita di qualcosa che si manifesterà da me?
E l'Angelo che mi sussurra, ora, mentre scrivo: Non dimenticare che hai bevuto il sangue della Regina
Durante il lungo viaggio, credevo che l'epilessia stesse tornando. È vero che, all'inizio, non si avvertono i primi sintomi - ma io li avverto. Ci sono pur state alcune persone che mi hanno addestrato a certe cose! Allora, ecco: si muove da sola, verso sinistra, come un grande movimento centrifugo in senso antiorario della mia testa prevengo la crisi: sei o sette volte. Istintivamente volto la faccia verso destra, visualizzando una spirale che si muove nella direzione opposta, che fa cambiare direzione all'altra. Che sollievo.
Pensavo, nel corso di quel viaggio, a molte cose. Quando penso che i tuoi fratelli di Amburgo non Ti hanno nemmeno fatto visita (senza dubbio ritenevano che Tu non fossi più buona da fottere, come una bottiglia vuota, un limone spremuto, e poi ci sono così tante altre ragazze da inculare), mentre io mi sono fatto tutti questi chilometri per stare di fianco al Tuo letto, senza un soldo o quasi, assegno in bianco alla S.N.C.F. E quando una sera vedo Rodney (un Orpheus davvero non dotato della capacità di salvare una qualsiasi Euridice), lui mi parla soltanto di stupidaggini delle quali non mi fotte nulla. Di magia, per esempio. Ciò mi avrebbe fatto quasi sorridere. Poveraccio, se sapesse. O Donna Scarlatta, tutta tenerezza e veleno, come sei luminosa se paragonata a questi magi del cazzo. Probabilmente ha preferito, quel porco pieno di soldi, comprare l'ultimo grido in fatto di autoradio piuttosto che finanziare l'ultima operazione, quella che avrebbe potuto salvare la vita di uno dei più grandi scrittori erotici del secolo, di una poetessa eccezionale, di un essere incommensurabile. La vita di Sophia. Il sorriso di Ipazia.
Ci sarebbe da ridere se tutto ciò non fosse sinistro, più sinistro e patetico del più sinistro e patetico dei racconti di Poe. Te lo assicuro, mia splendida Lenore, Tu che sei più insondabile della radice quadrata di zero.
Il mio rapporto con la Morte si semplifica. L'attesa di lei è di natura erotica. Wisdom says: be strong! Then canst thou bear more joy. (AL, II, 70); quella frase che citavi continuamente. Così simile alla frase pronunciata dal geniale ubriacone di Baltimora. Meglio rimanere qui, nel dolore. Ci sentiremo strani quando, finalmente, ci incontreremo di nuovo nel Brahmâloka, mia bellissima.
E quell'evento al quale mi riferisco proprio all'inizio della mia seconda lettera indirizzata a Te. Una notte, l'Angelo venne di nuovo. Per dirmi che ero sposato, e che dovevo scendere dabbasso, nello scantinato in cui sono conservate le Tue cose, per cercare lì il mio anello nuziale. Era il 12 di Giugno. Sapevo poco di quello che era conservato in quelle casse. Spesso mi chiedevi di inviarTi questo o quello, e allora passavo ore a cercare per conto della mia Dea. Aprii la prima valigia che si presentava alla mia attenzione. Dentro: un piccolo cesto nel quale si trovavano un piccolo tovagliolo annodata, piena di oggetti. Non l'avevo mai toccata. La aprii e notai immediatamente un piccolo cofanetto di legno di balsa. Lo apro. Profilattici e anelli. Nulla di costoso, in ogni caso. E il quarto, l'unico che si adatta perfettamente al mio anulare. Ha la forma di una Aleph. Non ignoro il fatto che la parola amore ha il valore numerico di 111 - come Aleph scritta per esteso. Rimasi interdetto per alcuni secondi. Non è umano farmi vivere delle esperienze simili.
Non abbandona mai il mio dito.
E Aleph, è anche naturalmente. Lo sanno tutti.
Inizio a sorridere.
Oggi mi occupo - non lo avevo mai letto interamente - del dossier su Lilith raccolto da Giraud, documento che farò pubblicare, senza dubbio, da Les Gouttelettes de Rosée. E non avevo letto questo passaggio: non sapevo che Lilith portasse, scritto su di lei, il numero 13, proprio come la mia Casella Postale, come - realizzo improvvisamente - tutti i giorni nei quali ho iniziato - senza alcuna intenzione - le mie lettere rivolte a Te. E poi vi si parla anche di Nerval! E di quella poesia che l'Angelo mi ordinò di imparare a memoria Lilith, Artemide, Diana, stessa lotta.
E quell'analogia tra Lilith e la Scarlet Woman*. Cercai di dimostrarTela, un pomeriggio, ma non ci riuscii, la mia comprensione era oscurata, tutta la stanza era immersa in una strana luminosità sottomarina. Sottomarina come la Tua vulva. È semplice, tuttavia: il valore numerico di Lilith è 480. Anche quello di Scarlet Woman. S = 60, C = 8, A = 1, R = 200, L = 30, E = 5, T = 9, W = 6, O = 70, M = 40, A = 1, N = 50.
Devo smettere tutta questa merda, neurolettici etc., che sta ostacolando la mia comunicazione con Lui. Sì, dolore, ma come hai detto Tu nel corso di un'intervista: Chi porta gli occhiali scuri al cinema?
Mi guardai nella vetrina del negozio, ad Andorra. Mi vidi improvvisamente stravolto, con la bocca aperta, piena di sangue. Sento persino l'odore. Ho bevuto il sangue della Nera.
Ella è in me.
La vendetta di Lilith è in me, l'ira di Durgâ è in me, oh, puttana!
Divina Puttana.
Devo assolutamente padroneggiare questo, è troppo importante.
Ma è il Tuo sangue che scorre in queste pagine. E l'Angelo che mi dice che non si tratta solo di lettere indirizzate a Te quelle sono anche quelle sono strumenti di guerra. Non appena saranno pubblicate, sarà avviato un processo impossibile da fermare.
Saranno probabilmente costretti a mettermi fuori gioco, sono troppo pericoloso - adesso.
Non ho più una testa. Tu me l'hai tagliata.
Perché tutto ciò? E poi ricordo. Total recall.
La mia vita sembra sempre di più un incrocio tra Meyrink e Edgar Poe, adattato per lo schermo - con mezzi di fortuna - da uno Zulawsky dai nervi logori.
In pieno Bhuvarloka.
E io sto bene, sì, un bell'uccello che porta un cattivo presagio.
Non smetto di tessere il cavallo pazzo di Metzengerstein.
Nel 1982, una notte, ho fumato del sangue. La ragazza che era presente si era tagliata la pelle all'altezza del terzo occhio, e io avevo raccolto il prezioso liquido per fumarlo. Da quella notte, non sono più stato lo stesso. La ragazza sapeva fin troppo bene come essere Lilith. La mia vita si indirizzò in modo definitivo verso lo scrivere e la Legge. Fino a oggi, quando la mia anima segnata dal vetriolo scrive queste righe.
Decisamente, con me tutto deve essere sigillato con il sangue.
Sì, era la fronte - ma è la stessa cosa per coloro che conoscono Lilith, e quello è il solo momento.
Diana
L'istante in cui Ti bacio - Tu stai ridendo. E come mi stringi forte! Mi abbracci perché sai che io sono Tuo. Tu sei al centro di ogni orgia, Tu ti delizi di ogni perversione, e mi metti alla prova - e mi vedi sorridere mentre Tu Te ne vai con un altro amante proprio sotto i miei occhi e mi lasci solo. Come potrei fare, altrimenti? È difficile - all'inizio. Devo adottare una respirazione quadruplice. Ma Tu capisci che io Ti amo - vale a dire che Ti amo in tutto e per tutto. Poi, al Tuo ritorno, Tu mi onori con la Tua tenerezza, e non con il Tuo culo. Ho diritto a piccoli baci, a una risata piena di fascino, e Ti possiedo più di tutti quelli che pensano di averTi comprata. Noi, noi stiamo vivendo nella divina gratuità. Come mi spaventi, in quel preciso momento!
Mi chiedi di massaggiarti. Non so nulla di questa scienza. È per istinto che ritrovo tutti i meridiani. Lo sto facendo con tutto il mio cuore. Piccoli rantoli, piccoli rantoli di soddisfazione. Quale ricompensa!
Mi fermo, e divento un animale ferito. Poi, Tu ti giri sulla schiena. respiro le Tue ascelle, sono drogato, cado. Sono ubriaco. Il soffitto sta danzando. Come sei felice! E Ti chiedi. Non ha nemmeno bisogno di penetrarmi. È un mistico. È la mia anima che lui bacia, fino al punto di impazzire. Quest'uomo è pazzo come me - devo fidarmi di lui. Andare a vivere nella sua casa, nella Lot.
E io, mi sto piegando, mi sto legando a Te attraverso sguardi incredibili - Ti stupisce. Chi vuoi che io sia? Lo sai bene - l'hai sempre saputo.
Mi parli della Tua opera Ti dico che non esiste, in un solo secolo, un missile più distruttivo, un uccello del malaugurio più erotico - di quello, i ciò che Tu hai scritto. Tu sei riuscita a esprimere la stessa essenza del Dare. Tu sei la più forte. perché Tu dai tutto. Tu sei una Dea. Mille volte (Aleph maiuscola) sventura a chi non se ne accorge.
Bacio i Tuoi seni, sono piccoli, ma che luce all'interno! C'è come una eternità di bontà che inonda la mia bocca mentre lecco i capezzoli, Tu sei decisamente Divina. Mi fermo. Mi corico al Tuo fianco, e improvvisamente la mia anima conosce la pace - come se Poe stesse finalmente riposando vicino alla sua dolce Virginia -, e sul mio volto c'è un sorriso, non una risata, un immenso sorriso di fede, diretto a qualcosa che è al di là di noi, che ci consuma, che ci benedice, e che mai prima avevamo il diritto di lasciare che ci uccidesse - nel Suo divino orgoglio.
Tuo per sempre,
PHIL.
PS: in quel pesante nulla che ora è mio, è improvvisamente apparsa una scintilla, e ha iniziato a crescere: so quello che devo fare. Come porre fine a tutto ciò. Le cose andranno lontano. Ti ricorderanno, Te lo assicuro. Capiterà ben presto. Stai al balcone, mio splendore: un grande spettacolo sta per cominciare. Anche io, ormai, on appartengo più ad alcuna epoca né ad alcun luogo. E poi ho trovato la Tua poesia: Let me love you. La nona riga. Ti sei sbagliata sull'indirizzo.
*[Donna Scarlatta, in Inglese nel testo originale. N.d.T.]
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(Lettres à Lilith è stato pubblicato in Francia, nel Febbraio del 1998 e.v., da Under-Black-Blockhaus-Résistance. © Philippe Pissier.)
(Traduzione italiana: Massimo Mantovani, 1999 e.v.)
Mise au format HTML et mise en page en 1999 e.v. par Willy Fiorucci
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